Le periferie viste da Sant’Ambrogio

Se a Roma si guarda al sud del mondo, alle periferie dell’esistenza da evangelizzare a colpi di Vangelo e misericordia, a Milano ci si concentra invece sull’Europa depressa, preda del laicismo ormai inarrestabile. Lo ha chiarito bene, ieri sera, il cardinale Angelo Scola nel tradizionale discorso alla città in occasione della festa di Sant’Ambrogio. L’Europa, ha detto, “ha chance di ripensarsi e di scoprire una nuova prospettiva per il suo futuro”.
6 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 11:34 | 14 AGO 20
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Se a Roma si guarda al sud del mondo, alle periferie dell’esistenza da evangelizzare a colpi di Vangelo e misericordia, a Milano ci si concentra invece sull’Europa depressa, preda del laicismo ormai inarrestabile. Lo ha chiarito bene, ieri sera, il cardinale Angelo Scola nel tradizionale discorso alla città in occasione della festa di Sant’Ambrogio. L’Europa, ha detto, “ha chance di ripensarsi e di scoprire una nuova prospettiva per il suo futuro”. Per farlo, però, deve guardare indietro, a partire “dall’Europa benedettina caratterizzata dal quaerere Deum”, senza il quale la sua fioritura economica sarebbe incomprensibile, come disse (e Scola lo cita) Benedetto XVI incontrando il mondo culturale francese al Collège des Bernardins di Parigi. Oggi invece “l’Europa sembra sempre più spesso contestare che ci siano valori universali e assoluti”. Ratzinger – che nel discorso dell’arcivescovo ricorre assai spesso – definiva il fenomeno “apostasia dell’Europa da se stessa”.
Insomma, se lo sguardo del gesuita va da Roma ai confini più lontani, dove il fuoco cristiano non ha attecchito, da Sant’Ambrogio Scola ricorda per la chiesa un’altra prospettiva: prima di tutto bisogna salvare la terra dove il cristianesimo si è radicato. Ecco perché l’Europa deve riscoprire quella che Scola definisce “la sua anima”, cioè il saper rispettare la dignità costitutiva di ogni singola persona. Mette in guardia “da una modernità che non vuole disfarsi ideologicamente dal suo lato obiettivamente ombroso”, parla della “eredità più insidiosa dell’intero processo della secolarizzazione moderna nel suo esito anti umanista”. Dice, Scola, che “l’aspetto doloroso della secolarizzazione non sta nella messa in discussione del ruolo storico della religione, ma nel suo esito, per cui la contestazione della religione diventa negazione delle stesse basi umanistiche della civiltà occidentale”. Da qui, continua, nascono “certe posizioni dure dell’umanesimo esclusivo del nostro tempo, che spesso nascondono la pretesa di ricostruire il mondo con soggetti irrisolti e in profonda crisi con se stessi”.